Carmelitane Scalze, l’appello a Venezia: «Basta turismo sfrenato, servono più opportunità per chi abita qui»

Un secolo e mezzo di storia vissuto nella luce della preghiera, che abbraccia tutti indistintamente. Anche se il loro stile di vita si basa sulla clausura, le Carmelitane Scalze sono profondamente inserite nel contesto cittadino, del quale conoscono bene pregi e punti deboli. Gli stessi su cui c’è necessità di lavorare, affinché il tessuto della città – quello vero, fatto di veneziani che ogni giorno scelgono di scommettere ancora su Venezia – non vada spegnendosi. «Ci dispiace molto vedere come la città stia sempre più diventando un luogo turistico – dicono suor Lucia Zamuner e suor Maria Chiara Lanfranchi –. Si sta via via spopolando, l’età dei residenti è sempre più alta e tanti negozi sono spariti. Ci piacerebbe fosse un po’ più vivibile». Parole sincere, a testimonianza di come le monache, che domenica 13 settembre hanno festeggiato i 150 dalla nascita in Laguna del loro monastero a pochi passi da campo Sant’Alvise, non siano affatto “tagliate fuori” dagli eventi e tematiche che riguardano la città e i suoi abitanti: dall’Aqua Granda al Covid, fino alle trasformazioni sociali del nostro tempo. «Anche se il nostro è uno stile di vita ritirato, siamo nel mondo. Sentiamo e viviamo ciò che accade». Formata oggi da 12 monache fra i 43 e i 92 anni, la comunità delle Carmelitane Scalze veneziane vive nella consapevolezza di quanto delicato sia il momento storico attuale, senza tuttavia esserne spaventata. «Fa soffrire – riflette suor Lucia con riferimento ai conflitti nel mondo, ricordando la preghiera per la pace prevista una volta al mese – vedere ciò che succede, ma alla fine il signore della Storia è Dio. Sappiamo che anche se stiamo attraversando giorni complicati, Lui sta continuando a “lavorare”. La fede ci dice di guardare oltre, di avere fiducia e di fare la nostra parte».
Suor Maria Chiara, suor Lucia, qual è il messaggio che volete rivolgere alla città in questo anniversario importante?
MC: Venezia è formata da più di 100 isolette unite tra loro da 400 ponti, fondamentali per vivere una vita fraterna. Il mio augurio? Che sia la città della pace, delle relazioni sane, dal cuore aperto al dialogo con tutti. Diciamo “no” al turismo sfrenato, che è solo interesse economico e che da risorsa rischia di diventare qualcosa che può schiacciare. Speriamo nel nuovo sindaco e nello sviluppo del suo operato. C’è bisogno poi di attenzione verso le persone: anziani da curare, universitari che cercano un alloggio, bambini che necessitano di un parco per giocare, famiglie che vogliono reperire un appartamento non troppo costoso, disabili che possano girare senza barriere architettoniche.
L: Venezia ha un ritmo lento, dovuto al fatto che ci si muove in barca o a piedi. E questo facilita i rapporti: ci si conosce un po’ tutti, caratteristica che non va persa. Il nostro invito è a rendere la città più vivibile per chi vuole abitarci. Molte persone anziane che abbiamo conosciuto, i cui figli si sono trasferiti in terraferma, nel momento in cui sono venute a mancare il loro appartamento è stato adibito a b&b. L’auspicio è che possano esserci opportunità di lavoro che non siano legate solo al turismo.
Come s’inserisce la vostra presenza in una realtà come Venezia?
MC: La nostra casa è vicina all’Emporio della solidarietà e all’Anffas, comunità alloggio per disabili, due punti di fragilità umana. Siamo fiere di queste persone che abbiamo vicino: i volontari dell’Emporio sono nostri amici e siamo depositarie delle loro chiavi. Quando sono via… facciamo anche da “fermoposta” (ride, ndr)! Questa è una zona tranquilla, molto veneziana, dove abitano ancora tante famiglie.
L: La nostra è innanzitutto una presenza di preghiera, che vuole testimoniare anche un’altra dimensione in mezzo alla frenesia che ci circonda. Siamo legate alla città, alle sue vicende, e stare qui è la nostra chiamata. Il tempo, per noi, è scandito dalla preghiera e dai ritmi di lavoro. Una vita intensa e ciò che le dà senso è per chi viviamo e come: uno stile diverso, che vuole essere a beneficio di tutti.
Quale significato assume, oggi, una vocazione come la vostra?
L: In un mondo che sembra aver perso la bussola, in un certo senso noi cerchiamo di indicarla. Se non c’è il Signore a mostrarci una direzione e ad aiutarci a camminare verso il bene, si perde l’orientamento.
L’impatto dell’IA e delle nuove tecnologie: pericolo o risorsa?
L e MC: Dipende da come vengono utilizzate. Noi non abbiamo account nei social media perché, almeno per ora, non ne vediamo l’utilità per la nostra vita. Ma utilizziamo internet e seguiamo corsi da remoto di teologia e spiritualità. Qualche volta abbiamo anche bisogno di effettuare delle ricerche con l’IA e per determinati acquisti (risme, libri, pezzi di ricambio, prodotti per la produzione del nostro vino, cera per le candele…) ci affidiamo all’online: ad Amazon o a venditori alternativi. D’altronde a Venezia tanti negozi sono spariti e comprare in internet ciò di cui abbiamo bisogno favorisce il fatto di non dover uscire. Per quanto riguarda la spesa, invece, la facciamo nel supermercato qui vicino, per poi farcela recapitare. L’IA? C’è bisogno di un’educazione su come utilizzarla, affinché non sostituisca l’uomo. Ha potenzialità enormi, ma è pur sempre una macchina e bisogna saper distinguere le fake news. Mentre sul fronte dei social media, non potranno mai sostituire le relazioni vere.
Quale l’eredità più preziosa lasciata dalle prime sorelle giunte a Venezia?
MC: Un grande coraggio e una grande fede. Erano donne di Dio che facevano tutto per la Sua gloria. Quando hanno iniziato a formare la comunità qui, hanno chiesto una grazia al Signore: che vi fosse sempre l’amore fraterno. Come Santa Teresa d’Avila diceva sempre, “bisogna avventurar la vita” e loro ne hanno vissuta una in cui Dio era il protagonista.
L: La nostra comunità ha fatto un grande lavoro di adattamento al Concilio Vaticano II. Sono cambiati i modi in cui si mostrano i segni della clausura, possiamo uscire a fare la spesa quando necessario e, cosa per la nostra comunità molto importante, da decenni c’è un’apertura ecumenica, ultimamente soprattutto con la Chiesa luterana e valdese. Vengono qui una volta al mese per un momento di preghiera e diamo loro una stanza per gli incontri.
Che consiglio dareste ai giovani che stanno cercando la loro strada?
L e MC: Di non avere paura, perché ogni vita ha un senso, e di non accontentarsi cercando di riempire un vuoto. Di non lasciarsi trascinare dalla corrente: la strada meno battuta, a volte, è quella che ti porta alla gioia vera.
Alex Signoretti, il più giovane maestro vetraio di Murano

Alex Signoretti, 30 anni, è il più giovane maestro vetraio di Murano. Nell’isola dove è cresciuto e si è formato, lavora in un laboratorio coadiuvato da altri due giovani di 27 e 28 anni, costituendo in questo modo il team più giovane dell’isola.
«Ho sempre avuto la passione per la lavorazione del vetro – racconta Signoretti – ma ho avuto anche la fortuna di cominciare a fare le prime prove fin da piccolo perché mio nonno Bruno Fusato Signoretti era amico di un altro noto maestro vetraio, Pino Signoretto. Vedendo il mio interesse per l’arte, Signoretto ha accettato di mostrarmi le prime nozioni. Poi sono partito, come tutti, dal fare l’assistente in fornace e un po’ alla volta i maestri, vedendo che ne avevo le capacità, mi hanno affidato compiti sempre più complessi, ampliando la mia formazione».
Un mestiere che va oltre la creazione di per se stessa, ma che si fa portatore di importanti valori: «Le nuove generazioni – dichiara Signoretti – tendono a volere tutto e subito, in questo fortemente influenzate dai social. Il mestiere di vetraio, come gli altri lavori artigianali, insegna invece l’importanza della pazienza: solo con questa si possono raggiungere risultati che danno soddisfazione. E per me ogni creazione è fonte di soddisfazione perché mi permette di acquisire più esperienza e di migliorarmi».
Lo stile di Signoretti si inserisce nella tradizione della fabbrica di famiglia con un tocco più moderno: «Senza stravolgere i modelli classici – spiega – cerco di rivisitare colori e decorazioni per renderli adatti allo stile di arredamento delle case contemporanee. Per esempio alcuni vasi e centritavola che andavano di moda negli anni Settanta avevano dei colori molto accesi e decorazioni quasi barocche: ma adesso che si preferisce uno stile più minimal risulterebbero “pesanti”. Con abbellimenti e tinte giuste queste opere possono essere apprezzate anche oggi».
Il vescovo Manenti: «Ascoltare la Parola, luce sulla nostra umanità»

Da molti anni lascia per qualche giorno i suoi (importanti) incarichi e giunge a Cavallino, in provincia di Venezia, per accompagnare con la sua predicazione – in media una ogni stagione – gli esercizi spirituali diocesani. È, perciò, una voce nota e un volto molto apprezzato dai tanti che si sono sin qui accostati a quest’esperienza: quella degli esercizi spirituali della diocesi di Venezia.
Mons. Franco Manenti, 75 anni compiuti da poco, è dal 2015 il vescovo di Senigallia, nelle Marche, ma è originario della Diocesi di Crema dove, da ragazzino e in Seminario, ha avuto come rettore ed ha conosciuto il futuro Patriarca di Venezia, Marco Cè, con cui avrebbe poi mantenuto un legame fortissimo.
Il lupo scende in pianura: «Ma fra le sue prede anche le nutrie»

Il lupo arriva in pianura e tra le sue prede ci sono anche le nutrie. Un elemento che, secondo gli esperti, potrebbe rendere la sua presenza meno problematica di quanto si pensi e, in alcuni casi, persino utile per contenere una specie considerata invasiva. La gestione, però, resta il nodo centrale: più che puntare sugli abbattimenti, l’obiettivo dovrebbe essere monitorare gli animali e lavorare sulla prevenzione dei conflitti.
Il tema è stato affrontato giovedì 17 settembre al Museo di Storia Naturale di Venezia Giancarlo Ligabue, nell’ultimo appuntamento estivo del ciclo «Aperitivi al Museo», con l’incontro «Il Lupo in pianura: un ritorno inaspettato». A parlarne sono stati il biologo ed esperto di grandi carnivori Mauro Belardi e Mauro Bon, del Museo veneziano.
La presenza del lupo non è più legata esclusivamente alle aree montane. Il ritorno sulle Alpi viene fatto risalire al 1992 e nel 2012, sulle Alpi orientali, si è formata la prima coppia, composta da Slavc, nato tra Croazia e Slovenia, e Giulietta, proveniente dall’Appennino. Da quella coppia si sono sviluppati i branchi oggi presenti anche in Veneto.
«Non dobbiamo pensare al lupo come a un animale che vive esclusivamente nei boschi e sulle montagne – ha spiegato Belardi – ma come a una specie molto versatile, capace di adattarsi anche alle coste e alla pianura». Presenze sono state rilevate anche nei territori comunali di grandi città europee come Roma, Madrid, Lubiana e Milano.
AI e decisioni in medicina: un incontro a Ca’ Foscari

Quanto è penetrata nell’ambito della medicina e della chirurgia l’intelligenza artificiale? Ma soprattutto qual è il suo ruolo nelle decisioni cliniche? Se ne è parlato lo scorso 18 settembre nell’auditorium Danilo Mainardi del Campus scientifico di via Torino a Mestre, nel convegno “Il ruolo dell’Intelligenza Artificiale nelle decisioni cliniche in Medicina e Chirurgia”, organizzato da Fondazione Villa Salus, Università Ca’ Foscari di Venezia, ULSS3 Serenissima, Società triveneta di chirurgia e Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Venezia. «Si è parlato dell’AI in senso ampio – spiega il coordinatore per Ca’ Foscari, il prof. Marco Salvatore Nobile – con specialisti che applicano già queste soluzioni in Italia e il larga parte proprio in Veneto».
A Venezia il MIT fa crescere 7 start up grazie a un bando

Sette startup, quattro aree tematiche e un percorso di accelerazione senza richiesta di quote societarie. Ha preso il via il 17 settembre a Venezia la prima edizione di Vortex powered by MitdesignX, il nuovo programma nato dall’esperienza di quattro edizioni di MitdesignX Venice e destinato a sviluppare ulteriormente il percorso di sostegno all’innovazione avviato in laguna da SerenDPT insieme al Massachusetts Institute of Technology.
I sette team selezionati sono Aere, Fiscobud, Iuspert, NowHere, Sorti, Tollerante e Workface, realtà che operano in settori differenti ma accomunate dall’obiettivo di trasformare bisogni concreti in soluzioni innovative e in modelli imprenditoriali capaci di crescere. La selezione è arrivata al termine della fase di candidatura aperta il 3 luglio e chiusa il 9 agosto. Le proposte sono state sottoposte a una prima valutazione, dalla quale è stata ricavata una rosa di finalisti, seguita da colloqui individuali con i mentor, cioè i professionisti chiamati ad accompagnare i team nel percorso.
Le sette startup attraversano ambiti molto diversi: dal patrimonio culturale ai servizi legali, dal futuro del lavoro all’economia circolare, dalla gestione degli eventi ai servizi professionali e all’alimentazione. Una pluralità che riflette anche le quattro aree nelle quali Vortex concentra la propria attenzione: Cultura, patrimonio e turismo; Città, mobilità e servizi pubblici; Clima, energia e ambiente; Lavoro, apprendimento e talento
Copie tridimensionali del patrimonio culturale. Aere propone una piattaforma web open-source, cioè basata su software il cui codice può essere utilizzato e sviluppato liberamente, per creare e gestire copie digitali tridimensionali del patrimonio culturale ottenute attraverso la fotografia. Il progetto combina strumenti di intelligenza artificiale e realtà aumentata, con l’obiettivo di mettere le tecnologie digitali al servizio della conoscenza e della valorizzazione dei beni culturali.
Un software per preventivi, fatture, gestione… Con Fiscobud si entra invece nell’ambito dei servizi destinati ai professionisti. La startup ha sviluppato un software utilizzabile direttamente online, pensato per chi opera in regime forfettario. La piattaforma riunisce in un unico ambiente preventivi, fatturazione, gestione degli incassi e organizzazione del lavoro, puntando a semplificare le attività amministrative e gestionali.
AI per avvocati e clienti. È dedicato alle tecnologie applicate ai servizi legali il progetto di Iuspert, una piattaforma che utilizza l’intelligenza artificiale per mettere in relazione clienti e avvocati precedentemente qualificati. Il servizio prevede anche una prima consulenza in video a prezzo definito, proponendo un accesso più immediato e strutturato alle prestazioni legali.
Una piattaforma per organizzare eventi. NowHere si rivolge invece al mondo degli eventi con una piattaforma online che riunisce in un unico ambiente le diverse attività necessarie alla loro organizzazione. Gli strumenti di intelligenza artificiale vengono utilizzati per coordinare aspetti che comprendono scelta delle sedi, servizi, contratti e adempimenti fiscali, con l’obiettivo di semplificare un lavoro oggi spesso distribuito tra diversi interlocutori e sistemi.
Il microbiota intestinale, un universo da proteggere

Con il termine microbiota intestinale s’intende l’insieme dei microorganismi, per lo più batteri, che vivono nel nostro intestino. Secondo le più moderne e confermate ricerche scientifiche, i microbi ospitati nel nostro intestino sono un vero e proprio organo all’interno di noi stessi: se contiamo tutti quelli che abitano i nostri organi e ricoprono la nostra pelle arriviamo alla stupefacente cifra di 100mila miliardi di cellule, cioè 10 volte il numero delle nostre cellule, che sono 10 mila miliardi.
Cinque cuori, una missione e tanti nuovi amici: «L’esperienza in Moldavia ha rafforzato la nostra fede»

Una missione è sempre un’esperienza molto intensa, ma lo è ancora di più quando la si vive in famiglia: lo confermano Claudia Boila, Matteo Marziantonio e i loro tre figli, prima famiglia del Triveneto salesiano in missione nella parrocchia di Cretoaia (Moldavia). La famiglia Marziantonio, residente nel sestiere veneziano di Castello, si è recata nella parrocchia moldava durante le prime due settimane dello scorso agosto. Raccontano di non aver mai vissuto prima un’esperienza missionaria di questo genere e di essere rimasti colpiti in positivo già dal primo impatto con la realtà con la quale sono entrati in contatto: «L’accoglienza – racconta Claudia – è stata calorosa. Non c’erano aspettative o pretese da parte dei ragazzi del Grest, ma solamente la gioia di incontrare qualcuno venuto lì per giocare con loro». Durante la proposta ludico-educativa Claudia e la figlia maggiore Arianna sono state animatrici, i due figli più piccoli Rinaldo e Alessandra sono entrati nelle squadre assieme ai ragazzi locali e Matteo si è impegnato per aiutare in tutti gli ambiti. «Matteo ed io abbiamo proposto anche un laboratorio di cucina intitolato “I famosi chef italiani”», riferisce Claudia. Genitori e ragazzi hanno vissuto con gioia i momenti nella parrocchia moldava, creando legami sinceri che hanno superato anche le barriere culturali o linguistiche e portandosi a casa emozioni, ricordi e sentimenti importanti: «Mi sono sentita accolta, come in una famiglia, nel gruppo italiano di volontari. E altrettanto assieme ai bambini e ragazzi del Grest: ritorno con una fede più solida in Dio e con una maggiore fiducia nel prossimo», afferma mamma Claudia. «Al momento della ripartenza mi sono reso conto di aver creato dei legami che hanno portato ad un dispiacere nel salutarsi. Mi è rimasta una maggiore consapevolezza di me e della famiglia», racconta papà Matteo. «Ho creato una bella amicizia con Costya. Un giorno ho proposto un gioco con la terra e il fango agli altri bambini e abbiamo giocato insieme senza che le nostre lingue diverse rappresentassero un problema», dice Alessandra. «Anch’io ho fatto amicizia con i giovani della mia età senza difficoltà legate alla lingua; sono rimasta in contatto con molti di loro. Per me la cosa più bella è stata poterli chiamare “amici”», conferma Arianna. «Io ho apprezzato molto la gastronomia diversa e la ricchezza del condividere il pranzo tutti insieme. Mi ricorderò la “Sestra”, che si prendeva cura di tutti i bambini, come se fossero suoi figli», sostiene Rinaldo.