
Una missione è sempre un’esperienza molto intensa, ma lo è ancora di più quando la si vive in famiglia: lo confermano Claudia Boila, Matteo Marziantonio e i loro tre figli, prima famiglia del Triveneto salesiano in missione nella parrocchia di Cretoaia (Moldavia). La famiglia Marziantonio, residente nel sestiere veneziano di Castello, si è recata nella parrocchia moldava durante le prime due settimane dello scorso agosto. Raccontano di non aver mai vissuto prima un’esperienza missionaria di questo genere e di essere rimasti colpiti in positivo già dal primo impatto con la realtà con la quale sono entrati in contatto: «L’accoglienza – racconta Claudia – è stata calorosa. Non c’erano aspettative o pretese da parte dei ragazzi del Grest, ma solamente la gioia di incontrare qualcuno venuto lì per giocare con loro». Durante la proposta ludico-educativa Claudia e la figlia maggiore Arianna sono state animatrici, i due figli più piccoli Rinaldo e Alessandra sono entrati nelle squadre assieme ai ragazzi locali e Matteo si è impegnato per aiutare in tutti gli ambiti. «Matteo ed io abbiamo proposto anche un laboratorio di cucina intitolato “I famosi chef italiani”», riferisce Claudia. Genitori e ragazzi hanno vissuto con gioia i momenti nella parrocchia moldava, creando legami sinceri che hanno superato anche le barriere culturali o linguistiche e portandosi a casa emozioni, ricordi e sentimenti importanti: «Mi sono sentita accolta, come in una famiglia, nel gruppo italiano di volontari. E altrettanto assieme ai bambini e ragazzi del Grest: ritorno con una fede più solida in Dio e con una maggiore fiducia nel prossimo», afferma mamma Claudia. «Al momento della ripartenza mi sono reso conto di aver creato dei legami che hanno portato ad un dispiacere nel salutarsi. Mi è rimasta una maggiore consapevolezza di me e della famiglia», racconta papà Matteo. «Ho creato una bella amicizia con Costya. Un giorno ho proposto un gioco con la terra e il fango agli altri bambini e abbiamo giocato insieme senza che le nostre lingue diverse rappresentassero un problema», dice Alessandra. «Anch’io ho fatto amicizia con i giovani della mia età senza difficoltà legate alla lingua; sono rimasta in contatto con molti di loro. Per me la cosa più bella è stata poterli chiamare “amici”», conferma Arianna. «Io ho apprezzato molto la gastronomia diversa e la ricchezza del condividere il pranzo tutti insieme. Mi ricorderò la “Sestra”, che si prendeva cura di tutti i bambini, come se fossero suoi figli», sostiene Rinaldo.

Anche le differenze religiose non hanno costituito un ostacolo: «Cretoaia - spiega Claudia - è un paese prevalentemente cattolico, ma c’è anche qualche famiglia ortodossa. La cosa bella è che, durante il Grest, andavamo a Messa ogni giorno, tutti insieme, e convivevamo serenamente. Ci osservavamo a vicenda sulle differenze rituali, ma i canti molto gioiosi mettevano tutti d’accordo». La famiglia anticipa che a ottobre, in occasione del mese missionario, organizzerà un incontro di restituzione dell’esperienza con la comunità di Castello. La parrocchia di Cretoaia è un’opera che fa parte dell’Ispettoria Salesiana del Triveneto ed è stata aperta già nel 2007. Nel 2021 il vescovo moldavo ha approvato la concessione della gestione della parrocchia ai salesiani di Chisinau e, l’anno successivo, due volontarie dall’Italia si sono recate sul posto per dare una mano. Dal 2023 la parrocchia è diventata ufficialmente sede di esperienza missionaria del Movimento Giovanile Salesiano Triveneto. Qui si è recata quest’estate la famiglia veneziana Marziantonio: «A Cretoaia - osserva Matteo - l’ambiente è rurale e molto povero, perciò spesso viene data priorità al lavoro anziché allo studio. Per questa ragione i ragazzi fanno fatica a immaginare il proprio futuro. L’impegno dei Salesiani è di proporre modelli di vita ed educativi diversi, che possano permettere ai giovani di spingersi verso nuovi sogni». «Personalmente - aggiunge mamma Claudia - ho visto in alcuni la “fatica” di scegliere di vivere con noi, piuttosto che prendere altre strade che portano nell’ombra. Mi ricorderò sempre il sospiro di sollievo che tiravo quando li vedevo tornare per giocare e crescere un pochino con il nostro gruppo». Molte delle famiglie che si affidano alla missione hanno possibilità economiche ristrette e i volontari, pur chiedendo una cifra simbolica per l’accoglienza, non pretendono che venga sempre pagata. Per fortuna i contributi ricevuti dal nostro Paese sopperiscono anche alle spese di gestione del centro estivo. La missione salesiana, ancora una volta grazie alle offerte ricevute in questi anni, ha acquistato un nuovo telo per le proiezioni e ha cominciato a strutturare una classe per bambini con bisogni educativi speciali (BES), in particolare con ADHD: sono stati acquistati due computer e un televisore per la didattica aumentativa. Per migliorare le competenze degli educatori, inoltre, è stato adibito uno spazio alla loro formazione, da remoto, con professionisti italiani.
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