Il lupo scende in pianura: «Ma fra le sue prede anche le nutrie»

A Venezia si parla del probabile arrivo dei lupi anche nel territorio pianeggiante. Il biologo Berlardi: «Una convivenza possibile». Monitorare gli animali e adottare sistemi di prevenzione può consentire di ridurre i danni e la conflittualità. Anche perché, almeno in Polesine, tra le prede del lupo ci sono già le nutrie

Il lupo arriva in pianura e tra le sue prede ci sono anche le nutrie. Un elemento che, secondo gli esperti, potrebbe rendere la sua presenza meno problematica di quanto si pensi e, in alcuni casi, persino utile per contenere una specie considerata invasiva. La gestione, però, resta il nodo centrale: più che puntare sugli abbattimenti, l’obiettivo dovrebbe essere monitorare gli animali e lavorare sulla prevenzione dei conflitti.

Il tema è stato affrontato giovedì 17 settembre al Museo di Storia Naturale di Venezia Giancarlo Ligabue, nell’ultimo appuntamento estivo del ciclo «Aperitivi al Museo», con l’incontro «Il Lupo in pianura: un ritorno inaspettato». A parlarne sono stati il biologo ed esperto di grandi carnivori Mauro Belardi e Mauro Bon, del Museo veneziano.

La presenza del lupo non è più legata esclusivamente alle aree montane. Il ritorno sulle Alpi viene fatto risalire al 1992 e nel 2012, sulle Alpi orientali, si è formata la prima coppia, composta da Slavc, nato tra Croazia e Slovenia, e Giulietta, proveniente dall’Appennino. Da quella coppia si sono sviluppati i branchi oggi presenti anche in Veneto.

«Non dobbiamo pensare al lupo come a un animale che vive esclusivamente nei boschi e sulle montagne – ha spiegato Belardi – ma come a una specie molto versatile, capace di adattarsi anche alle coste e alla pianura». Presenze sono state rilevate anche nei territori comunali di grandi città europee come Roma, Madrid, Lubiana e Milano.

C'è conflitto se c'è scarsa conoscenza

La crescita della popolazione è legata, secondo gli esperti, alla maggiore disponibilità di prede, in particolare cervi e cinghiali, allo spopolamento delle aree montane e alle politiche di tutela che hanno impedito la caccia al lupo. Una situazione che ha riportato l’uomo a confrontarsi con un grande predatore dopo circa un secolo di assenza dalle Alpi.

Il conflitto, osserva Belardi, è spesso alimentato anche dalla scarsa conoscenza dell’animale. «In percentuale è un animale poco dannoso: sono più dannosi cervi, cinghiali e nutrie». Questo non elimina i problemi per gli allevatori, che possono subire predazioni sul bestiame e devono già fare i conti con altre difficoltà, dalla siccità al ricambio generazionale. L’esperienza di alcune zone, però, mostra che una maggiore informazione e l’adozione di sistemi di prevenzione possono ridurre la conflittualità anche in presenza di un aumento dei lupi.

Resta aperto il tema degli abbattimenti, consentiti in determinati casi in Paesi come Francia e Svizzera. Secondo Belardi, non rappresentano una soluzione efficace. La riduzione o la disgregazione dei branchi può infatti favorire la presenza di lupi solitari, che possono orientarsi verso prede più facilmente accessibili, compreso il bestiame domestico. Conoscere la composizione e gli spostamenti dei branchi permette invece di individuare più facilmente le misure di prevenzione.

E proprio la pianura offre un elemento inatteso. «Abbiamo studiato la dieta di alcuni lupi che si sono stabiliti in Polesine e abbiamo notato che predano molto le nutrie», ha raccontato Bon. Nelle analisi sono state trovate anche tracce di predazione di pesci.

La presenza del lupo in pianura, tuttavia, non è priva di rischi per lo stesso animale. I branchi potrebbero essere instabili e soggetti a una forte mortalità a causa del traffico stradale. A questo si aggiunge l’utilizzo di rodenticidi, che possono provocare la morte dei lupi o comprometterne le capacità di reazione, aumentando anche il rischio di investimento.

Il possibile arrivo del lupo in pianura pone quindi una questione di gestione più che di semplice presenza o assenza: monitorare gli animali, conoscere le loro abitudini e adottare sistemi di prevenzione può consentire di ridurre i danni e la conflittualità. Anche perché, almeno in Polesine, tra le prede del lupo ci sono già le nutrie.

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