
Testimonianze scritte, che raccontano storie di famiglie e territori, e spazi di solito inaccessibili al pubblico. Il Gran Priorato dell’Ordine di Malta a Venezia aprirà in via eccezionale al pubblico domani, sabato 3, in occasione di “Carte in Dimora. Archivi e Biblioteche: storie tra passato e futuro”, nell’ambito della quinta edizione dell’iniziativa nazionale promossa da A.D.S.I. -Associazione Dimore Storiche Italiane, con il patrocinio del Ministero della Cultura, della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO e di ANCI, in cui archivi e biblioteche storiche pubbliche e private, aprono gratuitamente le loro porte al pubblico. Si tratta di un’occasione unica per entrare in luoghi normalmente preclusi alle visite e riservati esclusivamente alla consultazione e alla ricerca.
A Venezia in particolare l’apertura del Priorato di Lombardia e Venezia dell’Ordine di Malta, che oggi opera in 120 Paesi, offrendo assistenza medica, sociale e umanitaria, è una singolare occasione per scoprirne la sua storia e gli spazi solitamente interdetti, con la possibilità di visitare il chiostro, le antiche scuderie, riportate al loro aspetto originario, e il giardino, che occupa una superficie di oltre tremila metri quadrati ed è tra i più vasti ancora privati nel centro della città. Con l’occasione sarà possibile visitare anche l’archivio, l’ambiente più importante e caratteristico dell’intero palazzo, e saranno presentate preziose testimonianze documentarie del passato. In particolare verrà esposta un’antica bolla di ammissione all’Ordine di Malta in pergamena e alcuni cabrei e litografie del XIX secolo raffiguranti abiti, uniformi e decorazioni dell’Ordine.

Il Palazzo Gran Priorale di Venezia, che aprirà gratuitamente le sue porte (prenotazioni su www.dimorestoricheitaliane.it), è una delle sedi più antiche dell’Ordine. Il primo documento che attesta la presenza dei Cavalieri di San Giovanni in città è un testamento del 1144. Già nel 1180 l'Ordine possedeva a Venezia una sede con rango di «Priorato» dedicata a Sant’Egidio, dalla quale dipendevano i possedimenti sparsi nel Nord-Est.
Sebbene nella celebre mappa veneziana incisa da Jacopo de’ Barbari nel 1500 il luogo sia identificato con l'appellativo «del Tempio», l’attuale sede del Gran Priorato non è mai appartenuta all’Ordine dei Templari.
In seguito al decreto napoleonico del 30 aprile 1806 l’Ordine fu poi spogliato di tutti i suoi beni, che passarono al demanio o furono venduti a privati. Fecero eccezione solo la chiesa, il palazzo e il relativo giardino, che vennero restituiti all’Ordine dall’imperatore Ferdinando I nel 1841. Dopo la Restaurazione, il Gran Priorato di Lombardia e Venezia riuscì a riottenere anche l’archivio dell’antico Priorato veneziano, che precedentemente era stato trasferito ai Frari, e una parte di quello lombardo.

Tra i pezzi più interessanti della mostra, selezionati dall’archivio per l’occasione dal Cancelliere, sono un esemplare di cabreo, ovvero un inventario dettagliato dei beni del Gran Priorato, che serviva per registrarne la consistenza patrimoniale e a dimostrare ai Ricevitori del Comun Tesoro la buona amministrazione.
Altri documenti esposti risalgono al primo ventennio del Settecento e provengono dal fondo “Cavalieri di Giustizia”, che consiste in prove di stemma e pennoni genealogici che venivano presentati durante i processi nobiliari necessari per l'ammissione all’Ordine, con lo scopo di dimostrare la filiazione del candidato e la nobiltà dei suoi quattro avi.
Si tratta di una documentazione tipica dell’Ordine di straordinario interesse storico e dal grande valore archivistico, visto che i processi nobiliari raccolgono atti tratti da svariate fonti, quali archivi parrocchiali, notarili e municipali, che nei secoli hanno subito dispersioni, tanto che il fondo veneziano conserva l'unica copia superstite di originali andati ormai distrutti.
Tali prove inoltre, grazie alle fitte reti di relazioni inter-familiari che emergono, consentono agli studiosi di comprendere meglio le dinamiche sociali che animavano i vari ambiti territoriali sotto la giurisdizione dell’antico Priorato di Venezia.
Questi manoscritti inoltre non erano solo strumenti burocratici, la qualità cromatica e calligrafica dimostra infatti che erano considerati veri e propri oggetti di rappresentanza, destinati a rendere visibile lo status sociale del pretendente e dei suoi ascendenti.
È interessante osservare la varietà degli stili grafici determinata non solo dal gusto e dall’abilità dei singoli artisti, ma anche dai peculiari «dialetti araldici» tipici delle varie realtà geografiche.

In particolare l’archivio conserva documenti coevi molto particolari. Tra questi, il “Processo di Prove all’uso d’Alemagna” del 1727 di due Famiglie di Verona, i Nogarole e i Cevoli, discendenti del nobile boemo Filippo Giuseppe Conte Breiner, ma anche la “Probationes Nobilis Constantini Pinelli Patritij Januensis”, un documento genovese del 1728 in cui emerge la ricchezza grafica della composizione con cui si intendeva evidenziare il prestigio non solo del candidato ma, in generale, del patriziato genovese e della stessa Repubblica.
Esposte anche le “Prove di due Quarti del nobile Gaetano Bandinelli di Siena” del 1728. Il fascicolo conservato a Venezia riguarda i quarti materni, cioè le famiglie della madre. In questo caso però la prova degli stemmi è separata dal pennone genealogico. Questo infatti, completo per i quattro quarti, con gli stemmi miniati, si conserva a Roma presso la biblioteca magistrale.
Saranno inoltre esposte anche le “Prove di ricezione del Mag.co Don Flaminio figlio dei Marchesi Don Fabrizio Crivelli e Donna Barbara Simonetti”, un documento milanese del 1729, riguardante due fra le famiglie più rilevanti del patriziato milanese, insieme alle “Prove di Nobiltà di Alviero Zacco”. Anche in questo caso la «prova d’arme», originaria di Padova del 1727, è separata dal pennone genealogico e consiste in un grande foglio di carta su cui sono dipinti a tempera gli stemmi delle famiglie.
Iscriviti a VE-NICE e non perderti nessun aggiornamento, ti invieremo 1 volta a settimana i nuovi articoli!