
Fare diventare Mestre riferimento per l’art brut? E’ questo l’obiettivo dell’apertura dell’“l’Archivio Tapuista”: un centro di documentazione e ricerca aperto alla città, curato e ospitato dalla galleria TAPU SINGOLARE in via Premuda 5. La presentazione ufficiale si è svolta venerdì 11 settembre alla portineria di quartiere di via Piave, dove la corte interna del civico 65 si è animata dalle ore 17.00 alle 18.00. Lo scopo dell’iniziativa è la creazione di una raccolta di materiali su questo filone artistico e sulle sue pratiche outsider, sostenuto dalla Fondazione di Venezia attraverso il Bando Cultura 2026.

Questa forma d’arte, grezza per la sua stessa denominazione, ha fra le sue caratteristiche la spontaneità e l’istintività, dato che è creata da persone estranee ai normali circoli artistici, ma autodidatti e spesso pazienti psichiatrici o ai margini della società. Questi artisti trasformano la propria interiorità lacerata in espressività priva di riferimenti a modelli storici e questa assenza di condizionamento, permette approdi stilistici non convenzionali, dato che spesso le opere nascono per un bisogno intimo e personale e non da una logica commerciale.
«L’art brut è una corrente di nicchia che in Italia non è molto presente - spiega Gabriele Tiveron, responsabile dello spazio TAPU SINGOLARE - ma la nostra di Mestre realtà è riuscita a farsi strada a livello europeo, tanto da entrare in contatto con Raw Vision Magazine, una rivista specializzata inglese, che da 40 anni si occupa di questo fenomeno artistico». L’archivio prenderà forma proprio con l’acquisto di tutti i numeri del periodico e «Stiamo iniziando a ricercare e raccogliere tutti i cataloghi dedicati a questa forma espressiva - aggiunge Tiveron - una caccia fra l’usato, perché spesso non sono stati ristampati».

I materiali contenuti nell’archivio, oltre a riviste e cataloghi di mostre, anche pubblicazioni, testi, materiali scientifici e documentazione, nella volontà dei curatori, saranno accessibili per la conoscenza e la riscoperta di questo ambito per studiosi, operatori culturali, artisti e appassionati di arte non convenzionale.
Un’attività nata a partire da una vocazione documentale per raccogliere e condividere fonti e materiali utili alla conservazione di una memoria spesso frammentaria, valorizzando così non solo gli artisti ma favorendo anche momenti di incontro, infatti il progetto prevede eventi per creare e sostenere una rete tra i soggetti che ruotano attorno a questo ambito.

L’“Archivio Tapuista - Centro di documentazione e laboratorio di creatività inclusiva”, è curato da TAPU SINGOLARE, una realtà indipendente che ha trovato a casa proprio a Mestre nel quartiere Piave, dove ha avviato uno spazio espositivo e di ricerca per artisti autodidatti e non professionisti, provenienti da esperienze legate alla salute mentale.
«Essere in questa zona ci permette di dare un segnale contro il degrado - spiega Tiveron - soprattutto mostrando l’arte di persone che la società etichetta come “inutili”, ci piacerebbe diventare riconosciuti a livello regionale, ecco perché stiamo lavorando con le scuole e altri soggetti per radicare la nostra azione». Il centro artistico, autonomo e autogestito, ha già organizzato diverse mostre in città e nel corso dell’evento di venerdì 11 ha presentato in anteprima la mostra ”Il Diavolo di Bongozona”, esposizione postuma dedicata a Dario C., artista mancato dopo una vita in strutture sanitarie degradanti.
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