AI e decisioni in medicina: un incontro a Ca’ Foscari

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Appuntamento al campus scientifico di Mestre dell’università di Venezia

Quanto è penetrata nell’ambito della medicina e della chirurgia l’intelligenza artificiale? Ma soprattutto qual è il suo ruolo nelle decisioni cliniche? Se ne è parlato lo scorso 18 settembre nell’auditorium Danilo Mainardi del Campus scientifico di via Torino a Mestre, nel convegno “Il ruolo dell’Intelligenza Artificiale nelle decisioni cliniche in Medicina e Chirurgia”, organizzato da Fondazione Villa Salus, Università Ca’ Foscari di Venezia, ULSS3 Serenissima, Società triveneta di chirurgia e Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Venezia. «Si è parlato dell’AI in senso ampio – spiega il coordinatore per Ca’ Foscari, il prof. Marco Salvatore Nobile – con specialisti che applicano già queste soluzioni in Italia e il larga parte proprio in Veneto».

Il convegno dedicato a intelligenza artificiale, medicina e chirurgia a Venezia

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La Rettrice Tiziana Lippiello, l'Assessore regionale Gino Gerosa e il Direttore sanitario dell'Ospedale Villa Salus Maurizio Agnoletto

«Più che alla parte più nota e accessibile dell’intelligenza artificiale, ovvero quella basata sui large language model (LLM) con cui si può dialogare come si farebbe con una persona attraverso il linguaggio naturale - spiega il docente di informatica - la giornata si è concentrata sul machine learning e le reti neurali (modelli di apprendimento automatico), ovvero processi più complessi dove le capacità di elaborazione automatizzata dell’AI possono essere utili anche in medicina, dalla diagnostica alla chirurgia, oltre che come supporto in sala operatoria».

Una tecnologia che oltre ad aprire grandi opportunità porta con sé anche implicazioni non secondarie. A partire dalla formazione dei medici, che messi a confronto con un sempre più intenso apporto dell’innovazione non devono perdere autonomia: «Il rischio è la perdita di abilità - precisa Nobile - non bisogna dimenticare la tecnica pura, in sala operatoria bisogna essere in grado di prendere decisioni cliniche anche senza assistenza». Implicazioni che interessano anche aspetti giuridici ed etici, visto lo scenario di introduzione di bias nei dati che si gestiscono, col pericolo non solo per la privacy dei pazienti, ma anche di interi database costruiti in modo poco accurato che non possono che portare a decisioni viziate, e quindi presumibilmente errate.

Impatto attuale dell’AI sul sistema sanitario: fra opportunità e pericoli

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Un impatto insomma che va tarato con cura, a partire dall’introduzione di questi sistemi fra medici e pazienti. «L’AI sta entrando ovunque - fa il punto il docente - in ambito sanitario dalla diagnostica alla ricerca, migliorando la velocità e la capacità di osservazione, ma con la grande responsabilità della precisione. Anche in prognostica può essere utile per prevedere l’esito di un intervento, ma la presenza di un operatore umano con spirito critico resta imprescindibile». La minaccia infatti resta quello di bias interni, che a partire da dati non appropriati condizionino decisioni sbagliate. «Un esempio sono le donne, che hanno meno studi dedicati e quindi si usano dati maschili che possono essere poco rappresentativi, aggiunge l’esperto.

Anche la tecnologia stessa non è esente da questi rischi: «Strumenti di robotica, analisi e per operazioni chirurgiche calibrati su persone asiatiche, che hanno massa corporea minore  della nostra e possono risultare meno precisi di come dovrebbero applicati in Europa, sottolinea il docente. C’è poi un pericolo di neutralità, se chi produce un sistema lo addestra a partire da teorie non validate dal mondo scientifico, si rischia di avere pesanti distorsioni: «Ma ci sono tutele - rassicura Nobile - un dispositivo se ha ricevuto il marchio CE ha subito rigorose verifiche». Certo resta aperto il dibattito sulla raccolta e utilizzo di dati sensibili: «L’Europa con i cosiddetti “health data space” vorrebbe fornire una storia clinica accessibile a vari soggetti - si interroga il professore - ma chi vigilerebbe sull’uso secondario di dati potenzialmente disponibili anche per compagnie private? Ci vorrebbe un passaggio intermedio di verifica per i pazienti».

Oltre la medicina, intreccio tra AI e altre professionalità per i medici del futuro

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Il professor Marco Salvatore Nobile e il professor Franco Cozzi

La prima cosa su cui lavorare, in uno scenario così tecnologico, è paradossalmente la comunicazione interpersonale. «I pazienti devono sapere che cosa l’AI fornisce ai sanitari, che hanno la responsabilità della spiegazione di quello che le macchine li aiutano a rilevare e fare, ma non possono delegare il rapporto coi pazienti - si raccomanda Nobile - la professione medica del futuro evolverà, non potrà non essere consapevole del funzionamento di questi strumenti, il rischio di bias e la necessità di sviluppare e mantenere uno spirito critico».

In un momento di “crisi di vocazione” per la pratica chirurgica, con molti studenti che scelgono altre specializzazioni meno stressanti e più remunerative. «Lo stress e la responsabilità sono grandi - conclude il docente - ma l’AI potrebbe contribuire in questo senso, anche se non possiamo pensare di lasciare salvare vite a una macchina in autonomia. L’uomo resterà insostituibile, ma l’intelligenza artificiale ha ancora molta strada da fare in territori ancora non toccati, come l’ambito infermieristico, dove il trend demografico e la difficoltà a reperire personale possono aprire scenari che oggi non immaginiamo ancora».

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