
Nasce a Venezia un modello innovativo di prossimità rivolto agli anziani soli e alle loro famiglie. L’obiettivo, migliorare la qualità della loro vita contrastando il rischio di isolamento e di emarginazione; ma anche sostenere i nuclei familiari in difficoltà, che si trovano a dover gestire situazioni di fragilità, legate ai propri cari, sempre più complesse. “Non siete soli!”, progetto lanciato dall’associazione “Corte del Forner” – che gestisce l’Emporio della solidarietà della città lagunare – in sinergia con “Centro Santa Maria Mater Domini”, realtà entrambe presiedute da Anna Brondino, è il titolo di un’iniziativa pronta a lanciare 3 nuove proposte che saranno ospitate nel patronato “Carlo Acutis”, a pochi passi da campo Santo Stefano, da ottobre 2026 fino ad aprile-maggio dell’anno prossimo: consulenze psicologiche a domicilio per i primi 5 utenti over 65 che ne faranno richiesta, residenti in centro storico o in terraferma, sportello di segretariato sociale per orientare verso servizi e istituzioni competenti in base alle richieste espresse (dall’aiuto nelle pratiche da attivare ai documenti da predisporre, fino al chiarire come muoversi tra servizi sociali e sanitari) e, terzo elemento fondamentale del pacchetto, gruppi di socializzazione. Non semplici momenti ricreativi, ma occasioni pensate per mantenere attive le capacità cognitive e relazionali, restituendo all’anziano un ruolo nella comunità. «Sponsor del progetto – ha spiegato lunedì, alla Domus Ciliota, la presidente Brondino – è la Fondazione di Venezia, grazie ad un bando che abbiamo vinto. Abbiamo ottenuto un fondo per dare avvio ad un progetto pilota che ci auguriamo di portare avanti e ampliare ulteriormente, oltre la città lagunare». I numeri confermano una trasformazione profonda del centro storico: basti pensare che al 31 dicembre 2025 l’età media degli abitanti superava i 51 anni. Nel 2024 gli over 65 rappresentavano circa un terzo dei residenti e il 55,4% delle famiglie era formato da una persona soltanto. «Tutto è partito da un’esperienza personale: la scomparsa di mia madre a giugno scorso. Soffriva di demenza senile e, prima di trovarle un posto in una casa di riposo, abbiamo dovuto seguire una trafila lunghissima. Ogni mese spendevamo 4mila euro di retta, più 1.500 per la badante (ne abbiamo cambiate 10) che doveva seguirla lì. Chi può sostenere una spesa del genere? Un problema, quello legato alla cura dei nostri anziani, che rischia di schiacciare letteralmente una marea di famiglie».

I servizi messi a disposizione della cittadinanza nell’ambito del progetto della “Corte del Forner” saranno tutti gratuiti. «È un inizio, dopodiché bisognerà via via affinare il tutto. Lo sportello rappresenta la prima fase per accogliere i bisogni del territorio, mentre la consulenza psicologica a casa è il vero aspetto innovativo». Ai 5 utenti accolti (per appuntamenti: 041.5240711) saranno garantiti altrettanti colloqui a persona. Insieme a Brondino, a illustrare senso e finalità del progetto c’erano anche Maurizia Zanco, assistente sociale, e Benedetta Toffano, psicologa. «L’isolamento – ha affermato Zanco – può essere l’anticamera di altri gravi problemi, come la depressione. Il focus principale dell’iniziativa saranno l’ascolto e la costruzione di una relazione basata sulla fiducia. Cercheremo di organizzare anche interviste e questionari per accogliere i bisogni reali delle persone anziane e delle loro famiglie». «Quando si vive in contesti isolati – le parole di Toffano – si perde il senso di appartenenza alla comunità. È importante quindi stabilire nuovi legami». Se i gruppi di socializzazione si terranno in alcuni lunedì dei mesi a venire, da ottobre ad aprile, dalle 10 alle 12, lo sportello sarà garantito invece il sabato, dalle 10.30 alle 12.30. In tutto questo la parrocchia del Santissimo Salvatore e Santo Stefano, che ospita le varie attività presentate, è parte integrante del modello racchiuso nell’iniziativa, in quanto luogo vicino alle persone, capace di far incontrare bisogni, famiglie, volontari e competenze. «Questa proposta – il commento del parroco don Roberto Donadoni – nasce da una domanda concreta del nostro territorio. Venezia è una città sempre più segnata dall’invecchiamento della popolazione, dalla solitudine e dalla progressiva diminuzione della presenza di giovani e famiglie. Ecco allora che iniziative come questa ci ricordano che prendersi cura delle persone significa anche ricostruire relazioni. La comunità cristiana vuole fare la sua parte, collaborando con chi possiede competenze specifiche, mettendo a disposizione luoghi e sensibilità».
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