Il vescovo Manenti: «Ascoltare la Parola, luce sulla nostra umanità»

Il vescovo di Senigallia, mons. Franco Manenti, da anni predica gli esercizi spirituali per la diocesi di Venezia. Allievo del Patriarca Marco Cè, ne ricorda le intuizioni e aggiunge: gli esercizi sono un’esperienza che può suggerire un percorso dentro le domande e fatiche della vita. Un modo per aiutare ad affrontare anche l’incomprensibile

Da molti anni lascia per qualche giorno i suoi (importanti) incarichi e giunge a Cavallino, in provincia di Venezia, per accompagnare con la sua predicazione – in media una ogni stagione – gli esercizi spirituali diocesani. È, perciò, una voce nota e un volto molto apprezzato dai tanti che si sono sin qui accostati a quest’esperienza: quella degli esercizi spirituali della diocesi di Venezia.

Mons. Franco Manenti, 75 anni compiuti da poco, è dal 2015 il vescovo di Senigallia, nelle Marche, ma è originario della Diocesi di Crema dove, da ragazzino e in Seminario, ha avuto come rettore ed ha conosciuto il futuro Patriarca di Venezia, Marco Cè, con cui avrebbe poi mantenuto un legame fortissimo.

«Così la proposta è diventata un patrimonio per tutto il popolo di Dio»

Il primo pensiero che mi viene in mente riguardo agli esercizi spirituali diocesani, - racconta il vescovo - è che, grazie al Patriarca Marco, quelli che erano momenti perlopiù riservati, non esclusivamente ma prevalentemente, alle persone consacrate o che dovevano svolgere un ministero, adesso sono diventati patrimonio di tutto il popolo di Dio; una risorsa per i cristiani laici che vivono il proprio battesimo nella forma della vita comune. Gli esercizi sono sì un tempo di distacco dalla vita comune ma non per distrarsi. Sono piuttosto un momento privilegiato per incontrare il Signore e stare con Lui, insieme anche con altre persone, fratelli e sorelle nella fede, in un bel contesto ecclesiale».

Mons. Manenti ricorda l’insistenza con cui il card. Cè sottolineava l’aspetto fondamentale - il “cuore” degli esercizi - dell’incontro con il Signore, mediato dalla Scrittura, dall’ascolto della sua Parola e dalla liturgia: «Ecco allora il grande spazio dato all’ascolto della Parola di Dio e ai momenti di preghiera comune, sempre preparati bene e con cura. Penso all’Eucaristia, principalmente, ma anche alla celebrazione penitenziale e alla Liturgia delle Ore. Tutto per alimentare l’incontro con il Signore».

Un clima di serenità e fraternità

A colpirlo ogni volta è il clima di grande serenità e fraternità che si respira agli esercizi spirituali diocesani di Venezia: «Vedo persone contente di venire agli esercizi e che aspettavano questo momento. Certo, con tutte le loro sofferenze e i loro problemi, ma dentro un contesto sereno. E non intendo sereno perché ti narcotizza o ti fa dimenticare. Tutt’altro: è la serenità che ti aiuta a stare di fronte al tuo vissuto, spesso segnato dalla croce, con lo sguardo della fede che viene appunto dall’incontro con il Signore». Quali attenzioni ha, di solito, nel predicare il Vescovo Manenti? «Sono un discepolo del Patriarca Marco, dunque cerco di dare sempre centralità alla Parola e di far parlare proprio quest’ultima. Nel mio cammino formativo e di vita, fin da quando ero seminarista il Signore - e lo ringrazio per questo - mi ha fatto incontrare più persone. Tra queste, prima di tutte, il Patriarca Marco, che mi hanno fatto comprendere quale regalo prezioso sia la Parola di Dio. Mi hanno insegnato cosa significa mettersi in ascolto e diventare uditori della Parola per poterla poi trasmettere e offrire come pane e cibo alle altre persone. Per me è una delle risorse più preziose nel mio cammino di credente e anche nel mio cammino di pastore».

Una Parola che indica un percorso

ogni corso di esercizi succede, allora, che il “miracolo” si ripeta e cioè che questa Parola effettivamente parli, smuova e tocchi la vita: «L’ascolto, infatti, ti mette in movimento. Non è semplicemente registrazione di notizie e di comunicazioni, è un incontro nel quale davanti al Signore noi portiamo la nostra umanità e le nostre domande, fatte a volte anche di desolazione e interrogativi un po’ polemici. E nell’ascolto della Parola consentiamo a Lui di gettare una luce sulla nostra umanità. Una luce che non necessariamente spiega tutto, ma che offre uno sguardo ponendosi su un piano alto e altro. Così la Parola aiuta a vivere anche quello che ai nostri occhi appare incomprensibile o addirittura inaccettabile. E qui torna in mente la risposta che Pietro diede a Gesù quando lo invitò a tornare a pescare di giorno, un tempo non opportuno, dopo che di notte, tempo solitamente opportuno, la pesca non aveva sortito nulla di buono: “Sulla tua parola getterò le reti”. Negli esercizi sperimentiamo che la parola del Signore è una parola amica, una parola che ascolta e illumina, una parola che ci indica anche un percorso».

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